Il tempo del ricordo, il ricordo del tempo

k√∂p Viagra p√• n√§tet G√§vle, Sverige Un mio caro amico, ieri sera, mi rimproverava blandamente perch√© me l’ero presa con Cossiga e con la sua figura nel momento della sua morte. Non √® elegante, mi diceva, prendersela coi morti, sia perch√© non si possono difendere sia perch√©, in ogni caso, ci√≤ che hanno compiuto √® ormai stato gi√† giudicato sul momento e ancora pi√Ļ verr√† giudicato successivamente dagli storici. A che pro quindi continuare a ricordare i limiti di una persona e del suo operato prima che la storia abbia posto il sigillo del “vero” sulle diverse vicende?

http://free3dmaxmodels.com/tag/3d-max-blocks-free-furniture E’ un caro amico, forse l’unico vero che ho, che conosco da tanti anni, quindi le sue osservazioni mi hanno imbarazzato perch√© non le potevo liquidare con un’alzata di spalle rifacendomi a vecchi slogan e a vecchi stereotipi. Ci ho dovuto pensare per rispondere; e pensare aiuta, sempre, anche se lo si fa con riferimento a cose che si sentono particolarmente.

follow link La storia, gli ho detto, non √® un tribunale, e la presunzione di innocenza in quel caso non funziona, perch√© tanto ormai il reo √® morto, quindi il reato, se c’√® stato, si √® estinto con il suo autore. La storia vuole offrire alle persone una trama di memoria generale da mettere a confronto con il proprio vissuto, scendendo anche nel particolare, certo, ma senza pretendere di dare giudizi pro o contro qualcuno in maniera netta. Dal momento che il mio amico √® un pubblicitario, gli ho dovuto spiegare il mio punto di vista con un esempio macroscopico. Hitler, gli ho detto, √® stato oggetto di storia gi√† mentre era ancora in vita. Storia agiografica, certamente, ma neppure tanto. Nella convinzione generale della buona borghesia tedesca non ebrea, Hitler aveva portato ordine e progresso e lavoro, aveva allontanato la rivoluzione sociale, aveva sottomesso le masse popolari al mito della patria e della razza. Aveva dato un senso alla Gleichberechtigung (la parit√† dei diritti) con le altre nazioni europee, riportando la Germania a un posto di prestigio. Il consenso verso di lui era reale e massiccio, tolti quelle poche migliaia di dissidenti e gli ebrei che venivano emarginati dalla societ√† tedesca, allontanati con la forza, sovente uccisi ma non ancora con i metodi della soluzione finale. Quando nel 1935 viene fatto il plebiscito nella regione della Saar per decidere se essa doveva tornare a essere tedesca, diventare francese o restare sotto la tutela della Societ√† delle Nazioni come era stato fino a quel momento, il 90% dell’elettorato scelse Hitler. Un elettorato in gran parte fatto di operai e minatori, in una regione particolarmente industrializzata e storicamente una delle roccaforti ‘rosse’. Un evento che d√† da pensare quando si parla del ‘consenso’ al nazismo. Lo storico deve essere influenzato dal giudizio morale per ci√≤ che ha fatto Hitler? Certamente s√¨, √® una questione di sensibilit√† umana, nello stesso tempo per√≤ deve tenere conto dello scenario interno tedesco e dei sentimenti che attraversavano l’opinione pubblica dal 1933 al 1945 per rendere compiutamente il servizio alla ‘verit√†’.

http://sat-rent.de/deribbebe/4421 Ecco, continuavo, con Cossiga sta succedendo lo stesso, ma in direzione esattamente opposta: si usa solo il registro della retorica di stato, della classe politica che si autocelebra, e si dimentica di ricordare l’azione che Cossiga, con il suo collega Andreotti, ha fatto sia come ministro dell’interno, sia come presidente del Consiglio e infine come presidente, per rendere oscure e ancora meno intelleggibili momenti e vicende della storia italiana. Vicende che non sono costate solo proteste, cortei, manganellate, ma morti, stragi, offese diffuse e continue al tessuto sociale e civile del Paese.

Part time pr jobs cardiff Questo io contesto della celebrazione di Cossiga: non volersi neppure per un attimo confrontare c0n ci√≤ che Cossiga ha fatto durante il suo operato di uomo politico, stendendo il velo mieloso del ricordo dolciastro e buono in valore assoluto, come si faceva con i capi sovietici stesi nel catafalco in un tripudio di bandiere rosse e mazzolini di fiori. Gli inglesi chiamano questo atteggiamento “brownlicking”, che potrebbe essere reso con qualche approssimazione con “leccamerdismo”, e brown-licker, leccamerda, sono quelli che se ne rendono responsabili. Un’azione che non sempre √® consapevole, ma che nel momento in cui diventa l’atteggiamento da tenere in generale, addormenta ogni capacit√† critica.

go A questo giochetto non si √® sottratto nessuno, neppure esponenti dei partiti che non stanno al governo (tecnicamente, l’opposizione; tale solo di nome).

er sucht sie lindlar Il mio amico a questo punto ha interloquito dicendomi: “allora bisogna attendere lo storico che scopra i campi di sterminio, cos√¨ come per Hitler”. No, i campi di sterminio li conosciamo gi√†, conosciamo a memoria certe espressioni e certi giri di parole per mascherare i fatti; sappiamo grazie a giudici che non hanno voluto leccare ci√≤ che non ritenevano cioccolata, ci√≤ che √® successo a causa di alcune cricche di persone; abbiamo anche avuto coraggiosi esponenti dell’opposizione dell’epoca che hanno dato un contributo importante, un nome per tutti: Tina Anselmi. Quindi chi sceglie il conformismo o, peggio, sceglie di dire che gli scheletri nell’armadio ce l’hanno tutti e non solo la vecchia Dc, compie un’atto doppiamente odioso: prima perch√© porta il cervello all’ammasso, secondo perch√© accetta la vulgata che, di norma, precede sempre la ricostruzione storica obiettiva ma, purtroppo, talvolta la sostituisce completamente.

follow url A quel punto gli ho fatto l’esempio dell’inchiesta di Remondino nell’agosto 1989, su P2 e Cia e sui legami destabilizzanti tra servizi americani e politica italiana. Un coraggioso servizio che cost√≤ il posto al direttore del Tg1 Nuccio Fava, sostituito in gran fretta da … Bruno Vespa (s√¨, lui, il maggiordomo del potere), e che provoc√≤ una levata di scudi da parte nientemeno che del presidente del Consiglio Andreotti, che in Parlamento si scaglio con veemente cattiveria contro i giornalisti che non verificavano le fonti. Gli italiani non sanno, forse non hanno mai saputo, che le fonti di Remondino non erano solo Brenneke, l’agente Cia che aveva confidato i suoi segreti, ma gli atti processuali che avevano visto Brenneke in giudizio contro la sua agenzia (il governo degli Stati Uniti) e lo aveva visto vincere: ci√≤ che aveva detto era vero, la giuria popolare lo ripet√© per ben sessanta volte.

busco mujer soltera con numero de telefono Ma oggi quell’inchiesta, vilipesa anche dal presidente Cossiga, nessuno la ricorda pi√Ļ, e la vulgata sta proponendo altro. Immagini, gli ho detto, cosa succeder√† quando morir√† Andreotti? Che monumento di grazia e saggezza gli verr√† elevato?

here Vedi, gli ho detto, tutti pensano che la storia sia un qualcosa che svolazza e colpisce casualmente riportando ordine nelle cose a distanza di tempo, ma non √® cos√¨, ci√≤ che si sta facendo in Italia oggi √® peggio di ci√≤ che √® stato fatto dopo il fascismo (e non √® detto che le due operazioni non siano in qualche modo collegate): proporre un’idea di paese talmente artificiosa e artefatta, talmente zuccherosa che scompare la memoria del singolo. Se il singolo non ritrova nella memoria condivisa i suoi ricordi, vive un’alienazione, viene spinto a modificare il suo ricordo. Questo sta succedendo, e visto che la storia non la scrivono gli angeli ma gli uomini, ed √® pensabile che la storia italiana la scriveranno ancora per parecchio tempo gli italiani stessi, √® bene tutelare la molteplicit√† dei ricordi, e non cedere alla tentazione di uniformare tutto al ricordo ufficiale, voluto da chi detiene pro tempore il potere e non vuole che sopravvivano memorie alternative. Il dovere del ricordo √® la prima cosa da tutelare oggi, cos√¨ come i primi socialisti, alla fine dell’Ottocento, sentivano istintivo il bisogno di racontare le loro lotte perch√© non venissero lasciati alla ricostruzione dei mattinali di polizia.

Per questo ho attaccato la memoria di un morto. Per questo continuer√≤ a cercare amici che sappiano condividere con me qualcosa che sia pi√Ļ di una semplice birra: il ricordo dei tempi che sono andati, la nostra versione dei fatti, il tempo lungo del ricordo.

Filled Under: Homepage

ago

18

Cossiga √® morto. E allora? Non gli hanno mica sparato…

… A Giorgiana Masi invece s√¨, e anche a Pierfrancesco Lorusso. Uccisi entrambi nel 1977 da proiettili sparati forse da poliziotti. Lorusso da un carabiniere, che fu visto sparare da testimoni, ma che poi fu processato e prosciolto per l’impossibilit√† di ritrovare il proiettile e certificare con perizia balistica la provenienza dalla sua pistola. Giorgiana Masi si disse da poliziotti confusi tra i manifestanti. Per questi fatti, e non solo per questi, l’allora ministro dell’interno veniva raffigurato da Forattini (all’epoca ancora vignettista politicamente impegnato in grado di far ridere e sorridere) come un autonomo ‘finto’, con tanto di maglione, capelli lunghi, tascapane a tracolla e P38 in mano. Leggi il seguito »

Filled Under: Homepage