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Ancora alcune domande e risposte

Ho ricvevuto da Enrico Castruccio delle domande sui mortivi e sul mio ‘programma’ di candidato europarlamentare. Qui pubblico tutto lo scambio, cdomande e risposte.

1) Perché è importante votare alle Europee?

L’Europa è la dimensione politica e sociale che sempre più deve coinvolgere e interessare i cittadini italiani e degli altri Paesi europei. Attualmente dal 70% all’80% delle decisioni prese dai parlamenti nazionali sono provenienti dal Parlamento europeo, sotto forma di direttive e regolamenti che vengono accolti nell’ordinamento italiano. La legislazione europea è superiore a quella nazionale in molti settori cruciali (commercio, economia, tutela dei diritti in campo lavorativo, concorrenza, tutela dei consumatori) e il Parlamento europeo è pienamente coinvolto in questo processo. Logico quindi che partecipare alla scelta dei rappresentanti europei sia un momento essenziale nella vita democratica anche dell’Italia. È quindi anche scandaloso il silenzio colpevole che media e partiti di governo mantengono circa le problematiche europee: il silenzio sull’Europa è la forma contemporanea del qualunquismo fascistoide.

2) Perché è importante votare pensando in un’ottica europea e non nazionale?

Il Parlamento europeo deve cessare di essere una discarica politica per decotti o per profittatori di rendite di posizione. Vi sono molti parlamentari europei seriamente impegnati e coscienti del loro ruolo nel sistema istituzionale europeo, ma vi sono anche moltissimi che, al momento buono, optano volentieri per un incarico nazionale, di parlamentare o anche di consigliere regionale. Se l’elettorato non sanziona questi comportamenti, essi resteranno immutati (considerando anche che a partire dal giugno 2009, con l’entrata in vigore dello statuto dei parlamentari europei votato nel giugno 2005, la retribuzione dei parlamentari europei sarà uguale per tutti i Paesi, sarà a carico del bilancio dell’Unione e non più degli stati membri e avrà una dimensione di circa 5.000 € al mese, a fronte dei 13.000 mensili di un parlamentare nazionale italiano). Solo partecipando alle elezioni con convinzione, facendo sentire ai parlamentari il proprio dissenso verso questi comportamenti, richiedendo che i partiti politici nazionali affrontino i temi europei e non solo quelli nazionali, si può dare un contributo effettivo a europeizzare la politica italiana.
So che è un compito immane, ma anche avere una moneta unica, solo venti anni fa, sembrava un traguardo irraggiungibile. La partecipazione democratica, la domanda al candidato o al politico di turno, la sollecitazione sono armi potenti se usate continuamente e con convinzione.

3) Cos’ho fatto fino ad oggi in chiave europea?

Essendo di professione un ricercatore ho lavorato molto sugli aspetti della storia dell’integrazione europea a me congeniali. Dal 2002, anno in cui ho preso servizio presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano, ho formato circa 2500 studenti sulle tematiche europee. Alcuni di loro oggi sono impegnati all’interno delle istituzioni comunitarie e mantengono con il loro ‘vecchio’ professore un rapporto di consiglio e di amicizia. Sonos tati loro, in prima battuta, che mi hanno sllecitato a candidarmi. Accanto all’insegnamento, ho studiato per molti anni le figure più importanti del federalismo e dell’europeismo italiano, da Carlo Rosselli a Silvio Trentin, da Ignazio Silone ad Altiero Spinelli. Del padre del federalismo italiano ho pubblicato tre raccolte di scritti, uscite nel 1993, nel 1996 e nel 2000 presso l’Editore Il Mulino; con lo stesso editore ho pubblicato un breve libretto L’Unione europea, che spiega come funziona il sistema istituzionale europeo e che ha venduto, in sei anni, 15.000 copie. Infine, nel 2008, ho pubblicato la prima biografia completa di Altiero Spinelli, sempre presso Il Mulino di Bologna. Scrivere sulla storia dell’integrazione europea e sulle istituzioni europee è il mio modo di fare militanza politica. La candidatura ne è la naturale conseguenza.

4) Cosa mi riprometto di fare se eletta/o?

Se eletto vorrei informare la mia azione su tre linee:

–    dare al parlamento europeo il potere di iniziativa legislativa, in modo che non debba attendere la proposta della Commissione europea per lavorare su progetti di legge (direttive o regolamenti), ma possa prepararli di sua spontanea volontà;
–    lavorare all’interno del PE perché venga presa una nuova iniziativa costituente per la riforma dei trattati esistenti: il PE deve diventare una camera legislativa a tutti gli effetti, deve dare e togliere la fiducia al governo europeo (la Commissione), deve essere in grado di modificare il bilancio e proporre nuove politiche comuni in campi come il welfare europeo, la tutela dei diritti, la ricerca e lo sviluppo. Ma fino a che non vengono aumentati i poteri della Camera rappresentativa, questo non lo si può fare. Per questo motivo non indico priorità (lavoro, cultura, istruzione o altro) promettendo iniziative che abortirebbero dopo poco perché insabbiati dal Consiglio dei ministri nazionali o dalla stessa Commissione: solo con un aumento dei poteri del PE questi ambiti potranno essere dotati di nuove politiche veramente efficaci.
–    Infine riformare il sistema di finanziamento dell’Unione, attualmente fondato su contributi volontari degli Stati membri. I trattat, anche nella formulazione attuale, permettono di avere imposizioni fiscali direttamente gestite dall’Unione, senza aumentare il peso complessivo sui cittadini europei: invece di pagare il 100% delle imposte al suo paese il cittadino ne paga il 95% o il 90%, e versa il resto all’Unione come tassa federale. È questo federalismo che dovrebbe essere perseguito: federalismo “in alto” e non “in basso”. Su questo punto so già che avrei l’accordo di molti altri parlamentari, britannici e tedeschi in particolare, che già hanno pensato a misure di questo tipo per aumentare le capacità finanziarie dell’Unione.


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