Apr

29

Retribuzione europarlamentari: la riforma difficile

***WARNING***

In questo articolo si parlerà di cose scabrose, come ad esempio la nuova regolamentazione della retribuzione dei Parlamentari europei. Chi prosegue nella lettura lo fa di sua volontà ed è quindi, sotto ogni profilo, consapevole e consenziente.bosco1

  • Con il termine civil servants vengono indicati, nel mondo anglosassone, gli impiegati e i funzionari alle dirette dipendenze di un’agenzia o di un organismo pubblico. I Parlamentari nazionali non sono, parlando a rigor di logica, dei civil servants, ma lo sono in senso lato. Cos’altro è infatti il Parlamento nazionale se non uno dei più importanti organismi pubblici esistenti, sostenuto dalle risorse dei contribuenti e dipendente dal voto degli elettori? (si dice infatti che se non vieni votato non vai in parlamento…).
  • Nel caso del Parlamento europeo, i suoi membri (Members of European Parliament, in sigla MEPs) sono forse la forma più elevata di civil servant sovranazionale: eletti dal popolo europeo secondo una divisione in circoscrizioni su base nazionale, fanno parte della più grande istituzione rappresentativa multinazionale del mondo. Solo che, per una serie di motivi legati all’evoluzione della Comunità/Unione, dal 1957 a oggi, fino alla presente legislatura uscente i parlamentari ricevevano una retribuzione equiparata a quella dei ‘colleghi’ nazionali, a carico dei bilanci nazionali. Questo portava a delle difformità notevoli: poteva capitare di vedere seduti accanto il parlamentare europeo di nazionalità italiana (busta paga mensile di € 12.000) e il parlamentare lettone (busta paga mensile 1.075 €) o ungherese (ancora meno: 761 €).
  • Per ovviare a questa palese ingiustizia, che andava inoltre a ledere il principio, sacrosanto, della coesione economica e sociale, anche tra parlamentari, è stato deciso che, a partire dalla prossima legislatura 2009 (cioè quella per la quale si vota il 6 e 7 giugno) le retribuzioni dei parlamentari europei verranno livellate indicando una cifra di 7.665 € lordi al mese, completamente a carico del bilancio dell’Unione.
  • Finalmente! verrebbe da dire. L’Italia perderà quel grottesco primato che vedeva gli europarlamentari europei italiani i più pagati di Strasburgo (144.000 € all’anno contro gli 84.000 € dell’eurodeputato tedesco e i 63.000 € di quello francese). E invece no, perché lo statuto che definisce la condizione economica dei deputati europei e la fissa al 38,5% del trattamento economico di un giudice della Corte di giustizia delle Comunità europee, prevede anche un periodo di transizione nel quale ciascuno Stato membro potrà continuare ad applicare, per i deputati eletti dai propri cittadini, norme differenti rispetto a quelle dello statuto. I deputati in carica eventualmente rieletti potranno quindi scegliere di continuare ad applicare le norme nazionali attualmente in vigore.La differenza è ovviamente a carico del bilancio degli stati che scelgono questa soluzione.
  • Questo – e lo dico da candidato, ben sapendo di urtare eventuali suscettibilità di ‘colleghi’ candidati europarlamentari uscenti – non è giusto e, soprattutto, non è moralmente accettabile. Non è possibile che mentre si discute di crisi economica e di varie altre misure da prendere per far fronte alle difficoltà di tante famiglie, si possa prevedere una tale assurda applicazione di un “diritto acquisito” che tale non è. Se eletto, uno dei primi atti che farò sarà cercare di annullare l’assurda misura che prevede la possibilità di un regime transitorio sulla base del vecchio sistema di retribuzione a carico degli Stati.
  • Le buone notizie sono invece che il nuovo statuto cambia anche il modo in cui sono rimborsate le spese di viaggio dei deputati: l’attuale tariffa forfettaria versata per ogni viaggio di andata e ritorno dalla località di residenza, sarà sostituita da rimborsi correlati ai costi effettivamente sostenuti; finirà così la pratica futtuosa, ma poco onesta, di andarsene a Strasburgo magari in auto con altri colleghi, e poi intascare l’importo di un biglietto aereo in business class.
  • Infine cambia anche il sistema di gestione degli assistenti: ogni MEP avrà diritto ad almeno tre assistenti. I contratti degli assistenti e il pagamento dei relativi stipendi saranno gestiti dai servizi del Parlamento; i deputati avranno comunque totale libertà per quanto riguarda la scelta degli assistenti, le attività da assegnare loro e la durata dei contratti di lavoro. Il Parlamento ha inoltre stabilito che in futuro i deputati non potranno più assumere come assistenti familiari stretti.
  • Quando è stato votato il nuovo statuto, nel 2005, il provvedimento ha raccolto 403 voti a favore, 89 contrari e 92 astenuti. Tra gli italiani Salvini della Lega ha votato contro, Borghezio e Speroni della Lega, Zappala’ (Fi) e Pirilli (An) si sono astenuti. Ricordiamolo, prima del 6 e 7 giugno. E dopo, cambiamo quella assurda norma dello statuto.

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